Visualizzazione post con etichetta Sardegna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sardegna. Mostra tutti i post

lunedì 12 settembre 2011

Storie di un popolo pazzerellone




Si può dire tutto sulla Sardegna, ma non ci si può non trovare d'accordo sull'estremismo dei propri abitanti, qui gli opposti che trasmettono i sardi agli stranieri che visitano la loro terra sono così marcati e distanti da lasciare attoniti. In Barbagia balente è un personaggio valoroso, dotato di forza, coraggio e onore, che si è guadagnato il rispetto dei compaesani. Nel resto della Sardegna i balentes sono dei bifolchi ignoranti, permalosi e violenti, che durante le feste scendono dalle montagne per ubriacarsi, rubare e possibilmente menare anche le mani. Questa dicotomia poteva essere vera in passato, oggi i delitti e le violenze sono così spesso gratuite o prive di connotazioni morali da non poter più essere giustificati come necessari, nemmeno all'interno della Barbagia.
Ma l'esempio è interessante per capire quanto siano diversi i contesti socioculturali in cui crescono persone e popoli che vivono distanti a volte anche pochi km. Questa potrebbe essere un ovvietà applicabile ad ogni angolo del mondo, un ligure cresciuto al mare è differente di uno cresciuto sui monti, e differenti sono tra loro anche le donne e gli uomini cresciuti nei vicini paesi degli appennini, ma qui in Sardegna le differenze sono molto più sanguigne e passionali, e impressionano, nel bene come nel male.

Generosità

Salendo per i sentieri del parco del bosco dei sette fratelli ci rendiamo conto di non aver portato nulla da bere né da mangiare. Ci avviciniamo ad un capanno che usano i forestali e dentro alcuni operai hanno appena finito il loro pranzo al sacco. Domandiamo se c'è un punto di ristoro nel parco, e loro guardandoci perplessi ci rispondono che no, non esiste nulla del genere. Salutiamo e ci allontaniamo, pochi metri e uno degli operai ci richiama al capanno. Entriamo ed ognuno di loro aveva rimesso ciò che restava del proprio pranzo a disposizione sul tavolo, formaggio, salame, pane e vino. Accompagnato da sorrisi e domande curiose.

Anarchia

Alcuni mercatari hanno provato anni addietro a partecipare alle sagre e le feste che animano i lontani paesi dell'entroterra sardo, venendo sempre in conflitto con i balentes. Ad un amica, un giovane ha prelevato tutte le collane che erano sul banco distribuendole agli amici, in un altra occasione un altro ometto le ha sottratto il piatto con il cibo appena preparato per il figlio di un anno mangiandoselo tutto; ad una coppia hanno pure sottratto parte della merce, fino a che sono stati convinti a scappare perchè se fossero rimasti avrebbero sottratto loro anche l'incasso; andandosene hanno visto la gente entrare in un bar a cavallo per farsi servire da bere.

Vendetta

Un gruppo di giovani locali si aggira al mercatino di Orosei, sono ubriachi e molesti, un bancarellaro infastidito li riprende e nasce un alterco. Al mercataro verrà incendiato il camper con tutta la merce dentro.

Ospitalità

Io e Paola in vacanza in Barbagia tentiamo di infrattarci con la tenda su un lontano altipiano e veniamo visti da un pastore. Mi avvicino a lui e chiedo se non ci siano problemi a mettere la tenda, lui mi dice che non c'è nessun problema, anzi di andare dietro la collina nel suo giardino, dove sta costruendo un piccolo agriturismo. Il giorno seguente ci avrebbe portato anche il caffè.

Invidia

Entriamo in un nuovo mercatino che si tiene una volta alla settimana in un villaggio turistico vicino Muravera, intorno a noi solo bancarelle di gente del posto. L'aria non è affatto amichevole, nessuno saluta, una donna si gira sprezzante dall'altro lato, iniziano commenti ad alta voce che rimarcano il fatto che cani e porci (ossia gente non proveniente dalla Sardegna) hanno ormai accesso al mercatino. Il giorno seguente il gruppetto si reca dal direttore protestando vibratamente la presenza dei continentali e chiedendone l'espulsione immediata. Il direttore li invita gentilmente a togliersi dai piedi.

Curiosità

Paola in vacanza ad Orgosolo, cammina per la città ammirando con alcuni amici i famosi murales. Da una finestra si affaccia un anziana signora del posto che scambia due chiacchiere con loro. Poco dopo scende in strada scalza e invita tutti a bere qualcosa in casa sua. Succo di frutta (caldo) alle donne e birra (calda) agli uomini, continuando amabilmente a conversare. Tutto rigorosamente in stretto (e incomprensibile) nuorese.

Ecologia

Dietro Villasimius c'è una bella pineta dove i turisti vanno a rinfrescarsi dalla calura. Ci sono anche alcune fontanelle che danno acqua generose. Il posto è frequentato prevalentemente da cagliaritani, ovunque lasciano rifiuti e sacchetti, quando vanno a prelevare l'acqua aprono tutti i rubinetti e quando se ne vanno li lasciano scorrere, e se ti avvicini a dirgli di chiuderli ti guardano in malo modo e ti invitano a farti i cazzi tuoi. Le stesse scene di sporcizia le trovi in paradisi come Punta Molentis o Cala Pira, dove i bassi cespugli di Ginepro che coronano le bianche dune di sabbia diventano discariche e latrine. La loro acqua e la loro terra....

Accoglienza

Giungiamo a Seui, simpatica cittadina di montagna sperduta nel centro della Sardegna. Chiediamo ad un uomo dove si possa trovare un posto da dormire. Ci invita a parcheggiare, chiama un paio di amiche per consultarsi, inizia a telefonare con il proprio telefono, fino a che non ci trova un B&B a pochi metri di distanza. Dopo esserci sistemati ci aggiriamo per il paese alla ricerca di un bar, nel primo che troviamo un cliente sta per sposarsi e ci offre da bere un paio di giri, nel secondo un altro cliente scoprendo che siamo di Genova e avendo lui lì lavorato anni addietro ci offre altri giri.

Aggressività

Il 9 di Agosto di ogni anno si tiene il Carnevale di Muravera, in cui sfilano numerosi i Mammutones mascherati. C'è moltissima gente e ovviamente ci sono anche le bancarelle. Pare che non ci siano posti assegnati ufficialmente e allora bisogna recarsi sul posto di buon'ora per cercare di guadagnare una buona posizione. Ne troviamo una che ci pare interessante, e aspettiamo. Tempo un oretta e arriva un camion con alcune persone del posto che scendono minacciose e ci invitano ad andarcene perchè quel posto è loro, noi veniamo di fuori, qui le regole sono così e se non ci vanno bene ce le insegnano con le mani.

Pressapochismo

Lungo una strada provinciale del Sarrabus esiste un tratto piuttosto vecchio e sconnesso, cartelli stradali avvisano del problema, uno invita a ridurre la velocità a 30km/h, un altro segnala le cunette, sotto c'è scritta una frase che dice 'sagoma deformata'. Si tratta di un rettilineo piuttosto lungo dove si viaggia normalmente sopra i 100Km/h. Dopo alcune settimane viene rifatto il manto stradale. Trascorre un anno, i cartelli sono ancora lì, anzi ne hanno aggiunto uno, quello che segnala che stanno ridipingendo le linee della carreggiata, di cui ovviamente non si vede l'ombra.
Mi domando cosa potrebbe succedere se gli automobilisti rispettassero la segnaletica stradale....

Sanità1

Paola ha un incidente in moto e si reca all'ospedale di Olbia per farsi curare. Ha un forte dolore al piede e diverse ferite, dopo diverse ore trascorse in corsia le cuciono le ferite, la medicano, e la dimettono. Lei chiede di poter fare una lastra che pensa di avere il dito rotto, loro si rifiutano apostrofandola come “una che porta in giro l'epatite” (visto che lavora alle bancarelle).
Visto che è stata dimessa deve fare la pratica da sola, non riesce a camminare, è costretta a prendersi una sedia a rotelle in corsia, a recarsi a pagare il ticket per una visita radiologica che accerta la rottura dell'alluce.

Sanità2

L'ultimo giorno dell'anno mi rompo un dito nelle montagne di Lanaitto. All'ospedale di Nuoro mi fanno la lastra che accerta la frattura dell'ultima falange con lesione al tendine. Il dito deve essere ricomposto chirurgicamente per tornare diritto. Mi chiedono che lavoro faccio, e visto che non faccio il pianista non vale la pena operare e posso tenermelo storto.

Sanità3

Paola si sveglia con un gran mal di pancia, la porto all'ospedale di Muravera, le fanno l'ecografia interna all'addome, il medico sgrana gli occhi, non capisce, chiama un collega, c'è una grande palla nera, entrambi discutono al che uno dei due chiede “Signora la sua vescica è enorme, ma c'è andata in bagno stamattina?”

Sanità4

Visto che a Muravera non capiscono ci consigliano di portarla a Cagliari. Andiamo là e certificano immediatamente la presenza di una brutta ciste alle ovaie, bisogna operare. Passa una notte, la mattina seguente la preparano e la stanno per portare in sala operatoria senza averla informata che potrebbe esserci la possibilità di dover rimuovere tutto l'apparato riproduttivo, e senza averle eseguito la diagnostica anestetica e senza nemmeno averle fatto firmare il consenso informato!
Per la cronaca l'ospedale è l'Is Marrionis, reparto Ginecologia, e il medico si chiama Delirio.
Un nome, un programma...

Sanità5

Paola dopo l'intervento sono 3 giorni che non va di corpo, si alza a malapena, chiama le infermiere per chiedere un clistere, loro glielo portano e lo posano sul comodino, lei chiede se glielo possono fare e loro le rispondono acide che se lo può fare anche da sola. Il clistere glielo farà un anziana signora, vicina di letto.

Avidità

Siamo a Loiri, un paesino dietro Olbia, cerchiamo casa per l'estate. Chiediamo in giro, ci dicono di rivolgerci a due anziane che abitano una palazzina nei dintorni. Bussiamo e saliamo in casa, due vecchiette vecchissime ci mostrano la casa, ci fanno accomodare, iniziano i convenevoli, poi si passa al sodo “quanto costa la casa?”.... loro rispondono “quanto offrite?”, siamo un po' in imbarazzo, mentre riflettiamo iniziano a raccontarci la storia della nipote morta da poco di una brutta malattia, l'aria si fa pesante, iniziano le lacrime e le preghiere, ci mostrano la foto di questa giovane donna..... Improvvisamente lo sguardo cambia e si fa minaccioso, su dai offrite di più, voi che lavorate giù in costa, voi li avete i soldi, per due povere vecchiette, poi torna lo sguardo languido e supplichevole, colmo di malinconia e tristezza per il lutto. Questo giochino di alternanze va avanti un bel po', finchè noi diciamo “va bene, ci pensiamo su e vi diamo una risposta”, ma loro no! Non vi potete alzare da questo tavolo fino a che non ci darete una risposta certa! Un senso di disagio inizia ad insinuarsi, siamo prigionieri, aiuto, come faremo ad uscire da questa trappola? Alla fine siamo costretti ad una bieca scusa per sfuggire alla mortale presa delle due terribili vecchiette di Loiri!

Sciovinismo

Gli esempi sulla presunta superiorità in qualsiasi campo della Sardegna sul resto del mondo si sprecano. Uno dei migliori che ci è capitato di sentire: ci fermiamo a Nuoro a fare gasolio, presso un distributore che pratica prezzi molto convenienti. - Ma qui da lei i prezzi sono ottimi! - Certo.... ma voi non siete di qua! - No, siamo di Genova. - Ah! Beh, senza offesa, ma qui da noi il gasolio è un'altra cosa!

lunedì 5 settembre 2011

PISQ - Disastro locale, vergogna globale

Nel mio esaltato peregrinare endurista per valli e monti del Sarrabus scopro percorsi che dire spettacolari è sminuirli.


Peregrina, peregrina e prima o poi la faccia ce la dovevo sbattere contro. E certo la zona è talmente bella che non potevo starci lontano, ma sapevo dove stavo andando.


Il famigerato Poligono militare, quell'abominio messo lì a confondere le menti e distruggere i corpi in cambio di montagne di soldi (per pochi).


Mi addentro per un paio di km, vedo capre e mucche gironzolare per i pascoli avvelenati. ma non vado molto oltre, è vietato stare qui e soprattutto è vietato fare foto, cosa che sto allegramente facendo, e di farmi beccare non ne ho la minima voglia.


Torno indietro e ridiscendo per le vecchie miniere di Baccu Locci. Mi fermo al baretto di Quirra pensando ingenuamente che raccoglierò informazioni utili per parlare con qualche pastore. Attacco a chiacchierare con la signora del bar, e le domando come sta andando la faccenda. Mi risponde per fortuna non è ancora andato via nessuno, né militari e neppure pastori, al che le domando, ma scusi e i casi di leucemia? E il sequestro della base? Come un mantra mi ripete “fino a che non escono i risultati delle analisi non si può condannare nessuno”, infine domando se posso avere il contatto di qualche referente locale che difende la causa dei pastori visto che sono interessato a raccontare la storia. “non le darò nessun contatto, siamo stanchi di essere presi di mira, ci hanno già danneggiato abbastanza!” mi dice gentilmente, le rispondo "ma perchè? Vi hanno molestato?"
A quel punto entrano due militari e alcuni in borghese, suppongo dipendenti della Vitrosil, una ditta che si occupa della manutenzione degli impianti radar e delle apparecchiature elettroniche della base che sta proprio li vicino a pochi metri dal bar. La signora è molto in confidenza con loro, la nostra chiacchierata finisce lì, bevo la mia bibita ed esco. Rifletto, e capisco la mia ingenuità nel pensare che potevo trovare nel bar una sorta di avamposto nella lotta a favore dei pastori contro il poligono. Non capivo a cosa si riferisse la signora quando utilizzava il plurale “ci hanno danneggiato”... “Ci” chi? Ovviamente era riferito a quel sistema economico cresciuto intorno alla base militare, “ci” è l'attività commerciale del bar, i militari che bevono il caffè, la confidenza con loro, la Vitrosil, il lavoro, l'indotto.
E così capisco di essermi infilato nella tana del lupo, e penso, ma come è possibile attaccarsi con le unghie e con i denti alla propria piccola miserabile sicurezza – il caffè e il cappuccino – quando tutto intorno è un diluvio di plutonio? Non lo vedo e non ci credo.... 


Siamo alle comiche quando si viene a sapere che pure chi guadagna immense fortune a causare disastri naturali muore per gli stessi veleni sparsi a causa del proprio cinismo.
Mi capita sottomano un articolo de “La voce del Sarrabus”, giornaletto locale che racconta dell'ultima grande manifestazione dei pastori di fine luglio. I pastori sono disperati, il magistrato, vista la pesante situazione ambientale, ha deciso di sgomberare tutta la zona, e questa gente non ha nessuna alternativa alle proprie bestie e i propri ovili. La Coldiretti che tuona contro la politica difendendo i pastori e invitandoli a stare dove stanno. E sento subito puzza. Forze politiche spingono per far si che si crei una sinergia militari-pastori, amici e pacifici conviventi da tanti anni, urlando contro lo scandaloso sgombero dei loro ovili e del loro bestiame. Da notare che il magistrato manda via i pastori, ma permette ai militari di continuare le loro sporche attività.


Insomma, stanno strumentalizzando i pastori affinchè si crei un'opinione pubblica a favore del loro lavoro, che ha come logica conseguenza il mantenimento dello status quo.
Quindi al momento la base è sotto sequestro, le attività militari però possono andare avanti, i pastori devono lasciare l'area perchè altamente inquinata, non possono commerciare i prodotti dei loro animali, tutti potenzialmente malati, che però ad oggi ancora pascolano liberamente veleni e erbe tossiche.


Nel frattempo si prende tempo dicendo che le analisi devono essere completate ed approfondite, come se dieci anni di analisi eseguite dai più svariati istituti non fossero ancora sufficienti.


Quello che c'è da dire è stato detto, non mi sento di aggiungere molto di più. In rete si trova tutto il necessario per farsi un idea. Per documentarsi o rileggersi tutta la storia consiglio il blog Atobiu, scritto da un gruppo indipendente autoformatosi in seguito alle tarantelle createsi dopo il sequestro del poligono, scritto finalmente senza tanti peli sulla lingua, in modo obiettivo e sincero, dalla parte di chi se lo prende nel culo per l'ennesima volta. Vi sono tutti i riferimenti e i link alla stampa, alle commissioni e ai servizi televisivi realizzati sull'argomento.
In particolare leggere la pagina scritta sulla partecipazione di luglio alle manifestazioni dei pastori contro la decisione di sgombero della magistratura, in cui si riassume un po' di storia sui tanti teatrini cui si è dovuto assistere in questi anni.


e per approfondire sulle ultime decisioni della magistratura


Leggete e, se volete, diffondete

mercoledì 31 agosto 2011

Piscinas

Dune, sabbia, mare, ginepri....
Meraviglia della Costa Verde, uno dei tratti costieri più belli della Sardegna (forse il più bello?)


sabato 20 agosto 2011

Miniere


Un giro che vale la pena di fare è per miniere abbandonate, in Sardegna, colonia da sfruttare, esistevano numerosi impianti di estrazione, dell'argento, ma anche piombo, zinco, uranio.
L'intera isola è stata crivellata ed è adesso piena di gallerie e grotte artificiali, ormai abbandonate. Aggirarsi dentro e fuori questi antichi complessi minerari è un esperienza emozionante, oltre che profondamente estetica. Queste cattedrali sono infatti state erette in luoghi così meravigliosi da lasciare con il fiato sospeso, violentando e devastando profondamente la natura originaria, ma riuscendo in qualche modo a rimanere in sintonia con il concetto di bellezza.
Sono posti belli, al di là di ogni giustificata critica morale, sociale ed ecologista. 
La grandiosità della struttura di Porto Flavia, incastonata negli strapiombanti calcari che si gettano nel profondo mare, davanti all'inaccessibile e maestoso scoglio del Pan di zucchero sembra messa li apposta.


Così come la laveria La Marmora lungo la scogliera di Nebida, un architettura e una posizione unici, davanti al sole che la sera scende lento a occidente, nel profondo mar di Sardegna.


Poco più avanti resti di una montagna crollata, evidentemente avevano un po' esagerato con le gallerie.


Tutta la Costa Verde è ancora quasi completamente intatta, abbandonata a se stessa, pochissimo cementificata, e speriamo ancora per molto. Poche strutture e molta natura, nessuna comodità, ma infinita libertà in questo magnifico tratto della sardegna sud occidentale.


Risalendo un po' nell'interno si giunge all'antichissimo complesso di Montevecchio, dove donne e bambini venivano impiegati nei lavatoi. 
Per saperne di più consiglio questo bel sito che non è il solito sterile elenco di celebrazioni ingegneristiche, ma racconta della vita delle miniere, della gente, delle donne e dei bambini, della sofferenza e della lotta. 


Ancora oggi esperti vengono pagati dalla regione per tenere sotto controllo le acque che abbondanti defluiscono dalle miniere ormai tutte completamente allagate per finire in mare.


Salendo verso nord ci si trova a camminare in una baietta di sabbia composta da frammenti d'argento


Siamo all'Argentiera, poco sotto Alghero, un altro scheletro che lentamente si sfascia sotto il peso degli anni e dell'incuria.


Due gabbiani stuzzicandosi volano tra le lamiere ondulate



Spostandosi sull'altro versante, nel Sarrabus, vi sono i complessi minerari di Quirra, oggi tristemente famosa per l'immenso poligono militare che per anni ha avvelenato le terre e l'acqua con i suoi esperimenti militari proibiti. 


Qui ad avvelenare l'ambiente ci avevano già pensato i minatori, riversando piombo ed arsenico nel Baccu Locci.


Che forma una bellissima strettoia che scende diretta dagli strapiombi dell'altopiano, pare che sia anche un bel percorso torrentistico, non ora però, l'aria è bollente e l'acqua assente. É percorribile perchè si trova a monte delle miniere, anche se dubito che sia incontaminato, se scende dall'altopiano funzionerà anche da canale di scolo di tutta la merda che hanno usato quegli infami dei militari. 


Il posto è bellissimo, ma qui gli insediamenti minerari non hanno affatto portato bellezza, anzi hanno devastato e basta. È in atto un progetto di recupero e bonifica finanziato dall'UE per tentare di arginare il fenomeno dell'inquinamento da arsenico


Gairo


Gairo si trova adagiata sul fianco di una montagna non lontano da Lanusei.
Gairo è una città fantasma, abbandonata negli anni 50 in seguito all'ennesima frana-alluvione che colpì la zona nel giro di poco tempo.
Oggi è suggestivo e anche un pò malinconico aggirarsi per le sue vie, fotograficamente molto stimolante.







Foreste di Sardegna

La Sardegna è una terra antica. Lo dimostrano le sue paleoforre, i suoi immensi bastioni, e le sue meravigliose foreste. Per fortuna non sono state tutte completamente rase al suolo, se non ricordo male il fascismo utilizzava la Sardegna come legnaia devastandone secolari ecosistemi.

 
Tra le molte viste, e le moltissime da vedere, ne portiamo 2 all'attenzione. Sono posti magici, dove quando entri basta sedersi e ascoltare, dove diviene del tutto naturale abbandonare l'io e la mente con le sue identificazioni e i suoi pregiudizi ed entrare in contatto con il sé e la sua trasposizione con il tutto. Dove percepire la natura e la sua armonia è immediato ed intuitivo.
Vale veramente la pena fermarsi ad osservare le macchie luminose che scendono dal cielo e dipingono il sottobosco di straordinari cromatismi, dal verde buio e tenebroso degli anfratti all'accecante bianco del sole che si insinua tra i rami che si stagliano fitti al cielo.
Gli alberi sono quasi tutti lecci e nel corso dei secoli sono cresciuti facendosi largo tra immense pietraie, scavalcando e attorcigliandosi intorno a enormi massi e disegnando forme bizzarre.

Uno è il bosco dei Sette Fratelli, che si trova giù dalle parti di Burcei, dove la 125 scollina per scendere nel suo ultimo tratto verso Cagliari. Qui il ginepro e il mirto riempono l'aria di aromi e profumi intensissimi.




Sono due estati che viviamo ai margini del bosco, nella zona di Castiadas, e abbiamo avuto la fortuna di incontrare molti simpatici ospiti del parco, ricci, cinghiali, barbagianni in gran quantità, poi civette, donnole, il raro tritone sardo e il maestoso cervo sardo, che qui la fa da padrone.

Ma il posto più magico, dove vieni letteralmente rapito dalle emozioni è la foresta di Monte Arbu, in Barbagia, verso Seui. Sembra che qui maghi e folletti si diano appuntamento ad ogni tramonto per i loro strani sortilegi che avvengono alla base di ripide falesie calcaree.




Mercatini, tanta libertà, ma anche tanto delirio



Ecco, dopo il post sulla libertà e la serenità dei mercatini (Pubblicato qui) parliamo degli aspetti un po' più deliranti. La tua libertà di organizzarti il lavoro è limitata, nel senso che puoi andare quando vuoi e fare quello che vuoi e come vuoi, ma sempre inquadrato all'interno di regole e costumi che a volte sono anacronistici e un po' odiosi. Per non dire mafiosi.
Quando un comune organizza da solo il mercatino ci si guadagna in (teorica) onestà ed eguaglianza di trattamento, ma si deve faticare molto perchè i comuni sono inefficienti, ottusi, iniqui, incapaci. Al comune di Golfo Aranci siamo stati testimoni di una funzionaria che non era in grado di usare la calcolatrice e alle nostre insistenti domande su come fosse regolamentato il mercatino quest'anno non faceva che rispondere come un disco incantato e anche un pò infastidita, "come l'anno scorso"....
A Villasimius quando gli artigiani fanno notare che sono stati fortemente penalizzati nell'assegnazione del posto (loro che pagano le tasse lavorano in un parcheggio, gli hobbysti lavorano nella strada dello shopping, follie delle amministrazioni sarde, eppure è con le nostre tasse che costoro vivono e lavorano) rispondono, “andatevene da un altra parte, voi continentali qui siete ospiti e fate quello che diciamo noi!” (alla faccia della famosa e celebrata ospitalità sarda).
Ma la più incredibile è quando Paola è andata in comune per parlare di questa faccenda con il sindaco, che dopo averla fatta aspettare 3 ore si è vigliaccamente dileguato delegando un assessore a fare da ambasciatore... costui quando gli veniva fatta notare l'incongruenza della distribuzione dei posti non aveva di meglio da rispondere che “Avete ragione” aggiungendo con voce sommessa e sobillatrice “fossi in voi ci manderei la finanza dagli hobbysti”!
Così tocca starsene e sperare che la stagione volga al meglio stringendo i denti e lavorando in condizioni precarie, a Villasimius nessuno rispetta la ZSL serale e tocca lavorare così, il comune non fa nulla per impedire queste situazioni.


Quando il comune non è in grado di far da se (o quando qualche privato è abile ad allungar mazzette) affida a terzi la gestione della piazza, e qui si lavora decisamente meglio. Si paga generalmente di più ma si vedono stesi tappeti rossi, fioccano i ruffiani, e, per chi si mette la dignità nelle mutande, ci si deve inchinare al padrone e ai suoi voleri, visto che egli è libero di decidere chi prendere e chi no in base a indici di gradimento che sono tutti personali. Insomma la solita storia che si ripete uguale dal medioevo. Quando facevamo notare che era ingiusto pagare 7 giorni di mercatino settimanali quando ne lavoravamo 6, dopo diverse scuse farfugliate, ci veniva chiesto in modo minaccioso dove vivessimo (a rimarcare il fatto che le regole qui sono così e mosca).
All'isola della Maddalena succede che un anno spostano il mercatino dalla piazza centrale ad una via periferica e sconosciuta, la giustificazione è che vogliono rivitalizzare una zona depressa, la realtà è che qualche assessore ha interessi in qualche locale della strada e vuole portare là il turismo. Questo sopruso succede spesso nel mondo dei mercatini, ma quell'anno alla Maddalena i bancarellari se la presero a male, inscenarono proteste e addirittura scioperarono un paio di sere, raccolsero firme e fecero venire un giornalista della Nuova Sardegna. A tutto questo il sindaco rispose, "voi siete ospiti e qui comandiamo noi"!


Ma a volte si assiste a scene talmente grottesche che sembra di stare in un film di Jodorowskj e c'è da morire dalle risate, a volte anche no, c'è da farsi venire un ictus.
La bancarella delle incisioni attira come mosche al miele tutti i più tamarri della zona, le cose stanno andando così, l'artigianato vero, quello di qualità, sta scomparendo, come sta scomparendo la cultura e il lavoro creativo. Non rende, si lavora tanto e non si guadagna niente. E allora i mercatini scendono di qualità e si finisce con lo smerciare solo volgarità di scarsa qualità e basso costo, perchè è questo che vuole la gente. Non gliene frega niente del fatto a mano, né del bello, deve costare poco e basta. E la bancarella delle incisioni è perfetta per questo, anzi anche troppo. Così che sei sempre li a confrontarti con buzzurrame della peggio specie.
Le famiglie allargate, moleste e cialtrone non si contano, i ricchi che pretendono lo sconto e poi ti chiedono di cambiarti banconote da 500€, oppure ti pagano 10€ in monete da 10 e da 5 centesimi per non spezzare la preziosa banconota da 50€.
I tedeschi di solito discutono e riflettono una settimana intera prima di spendere 5 euro per un braccialetto, i russi si sono arricchiti e devono dimostrarlo solitamente spendono e gettano banconote da 100 con disprezzo sul banco, quelli del nord italia sono piuttosto avari, anche nell'espressività, specie i veneti, ma anche i liguri, diciamocelo. Esistono sempre le eccezioni, ma la maggioranza è così.
I gruppi di Cagliari sono piuttosto difficili da gestire, sono veramente dei cialtroni arroganti, sono capaci di provare tutto, toccare tutto, pretendere tutto e fare un gran casino per poi non comprare nulla, forse non trovano miglior modo per passare il loro tempo, i romani sono spendaccioni ma pensano di poter fare tutto quello che vogliono e come vogliono alla bancarella, come i napoletani che in più sono super pignoli e trovano sempre il pelo nell'uovo.Martellarti sullo sconto è d'obbligo.
Arrivano famiglie di 10 e più persone che iniziano a rovistarti tutto il banco alla spasmodica ricerca del modo più inutile per poter spendere i propri danari, i bambini urlano e devastano, i genitori pure urlano e comandano, e mentre incidi hai le spalle ricoperte di mocciosi che devono vedere cosa stai facendo arrampicandosi sulla tua schiena.
E quando se ne vanno pare che sul banco sia passato un ciclone. Il saluto, quando la gente arriva e quando se ne va, il grazie, il prego, il mi dispiace o mi scusi se i figli fanno cadere qualcosa dal banco, magari rompendolo, quelle sono pretese esagerate, figuriamoci...
Oppure arrivano persone poco sveglie che guardano ansiose il banco ripetendo come in un mantra ossessivo cosa è questo, indicando le penne, e cosa fa quello, indicando noi che le incidiamo, vedono, ma non guardano e ovviamente non capiscono; o altre persone che si provano gli anelli per una ventina di minuti frugando compulsive alla ricerca della misura giusta, non rendendosi conto che le misure sono scritte li sopra, frugano, ma non leggono, a dirla tutta non se li stanno nemmeno provando, anzi, non sanno nemmeno quello che stanno facendo. Una volta una ragazza dopo un bel po' che frugava mi fa, ah! Ma tanto io nemmeno li porto gli anelli! E se ne andava, stizzita...
Una volta un gruppo di semi analfabeti non riusciva a capacitarsi cosa fosse l'incisione e quando gli spiegavi come funzionava e dove sarebbe comparso il nome, guardavano da vicino la penna e perplessi domandavano, ma io qui non vedo niente!
Un altra uno del medio oriente completamente ubriaco, devo riprenderlo più di una volta perchè si appoggia sul banco rischiando di rovesciarlo, e quando finisco di incidere abbandona il suo bicchiere di mirto vuoto tra le penne, gli dico senti il bicchiere portatelo via, e lui mi risponde tienilo li, buttalo te, che se no domani non torno più a comprare qui, a rimarcare il fatto che era ricco e se non facevo quello che voleva non sarebbe stato generoso con me, poveraccio bisognoso dei suoi danari.... 
Una volta una si ferma e mi chiede, scusi, ma nelle penne c'è l'inchiostro? Mi sono dovuto mordere la lingua per non risponderle, no signora, c'è il formaggio...
Ma la perla resta quella di un genoano che mentre si fa incidere il portachiavi del Genoa mi domanda se ne sto vendendo più della sua squadra del cuore o di quegli altri ciclisti, io gli dico che all'inizio erano molti più sampdoriani che compravano questi portachiavi, ma adesso invece si stanno facendo sotto i genoani. Allora lui si piega su se stesso, stringe i pugni, e in un urlo soffocato di esaltazione grida, Vaaaaaaai che recuperiamo!

giovedì 21 luglio 2011

Storie di sardegna


Devo andare su nei monti a fare acqua che sono rimasto senza... è sorprendente come anche nei luoghi più aridi in Sardegna basti cercare un pochino per trovare sorgenti di acqua fresca e pura da bere
Un mio caro amico, G., vende il torrone con il suo camioncino, e in questo periodo è ospite di A. su in un paesino alle spalle di Olbia, vicino ad una sorgente di acqua fresca. Li raggiungo su al paese, è domenica ed è appena finito un pantagruelico, luculliano pranzo, come si usa da queste parti. G. è collassato sul letto, lui diabetico, che dovrebbe stare un po' attento e invece è un cazzone nell'anima e nel corpo, e di tanto in tanto si deve sparare un perone di insulina perchè va in ipoglicemia stando attento a non esagerare come l'altra sera quando se ne è sparata troppa ed è svenuto sul camion.
Cose che capitano. Storie di Sardegna.
Giungo a casa loro, alcuni mezzi semiabbandonati in giardino e una decina di cani mi circondano. A. mi accoglie raccontandomi che 4 cuccioli li hanno appena soppressi, mica possiamo avere 50 cani sparsi per la casa.... saliamo in casa e mi presenta la mamma, una signora gentile dallo sguardo severo come molte donne in Sardegna, sulla parete la foto di un figlio giovane dall'aria irriverente che intuisco non esserci più e non provo ad approfondire. Arriva il padre, un simpaticissimo ometto con una lunga barba bianca e il sigaro in bocca, un pozzo di racconti che immediatamente mi rapiscono. E allora scopro che il papiro appeso in ingresso appartiene al nome di famiglia e porta una data del lontano 1912. Era stata redatta da un notaio perchè un lontano parente voleva arruolarsi nel corpo dei carabinieri e a quel tempo era necessario dimostrare di avere la fedina pulita fino alla settima generazione, ossia fino al 1700. Fino alla settima generazione...
La signora prende per mano il marito e cerca di ricordargli che devono scendere a Olbia, ma lui niente è ancora più contento di raccontare storie, di me che le ascolto. E allora ecco che si parla del codice che regolava la vita in Sardegna fino a non molti anni fa. Non era reato il furto, in genere con furto si intende l'abigeato, e non era reato il contro furto. Ammesso di non essere scoperti, nel qual caso si era dei fessi, chi poteva farsi scoprire se non un fesso?
Se il promesso sposo rinunciava alle nozze, la sua stessa famiglia doveva punirlo con la morte, ma non la famiglia della sposa, perchè in quel caso si sarebbe dato vita ad una faida. Ma se la famiglia di lui non avesse preso provvedimenti la famiglia di lei avrebbe avuto il diritto di agire. Generalmente non succedeva visto che l'onore era un fatto che si teneva di gran conto.
Si parla di 2 generazioni fa, dei tempi del nonno di questo narratore. Suo nonno faceva di professione il killer. Prego? Sì, ho detto proprio killer. La famiglia possedeva una grande estensione di terreni intorno alla città di Olbia e un parente svogliato si manteneva dilapidando tale fortuna, vendeva di tanto in tanto un terreno e dei proventi campava. I parenti non gradivano e dissero al nonno che il parente doveva allontanarsi, doveva andarsene. Da quel giorno nessuno lo vide più.
Le antiche abitazioni in Sardegna usavano avere una pesante lastra di pietra all'ingresso, e così anche la casa del nonno. Un giorno lontano, molti anni dopo, questo pietrone venne rimosso per dei lavori, e si scoprì il cadavere del parente scialacquatore. Il nonno disse che lo aveva messo lì così che ogni volta che sarebbe tornato a casa gli avrebbe messo i piedi in testa!
Storie di Sardegna.
Peccato che a quel punto la signora lo abbia preso di peso e portato in macchina così che i racconti si interruppero. A mi invita a salire su una Tipo scassatissima ripiena di rifiuti per accompagnarmi alla fonte, poco lontana, qualche km di asfalto e un poco di sterrato. Solo a quel punto mi rendo conto di quanto aveva bevuto a pranzo, mi ritrovo in macchina con un matto dal piede pesante, e si sfreccia a folle velocità su per le stradine provinciali. In Sardegna è molto diffuso uno strano morbo che affligge la gente e toglie loro la percezione del tempo. Ne percepiscono meno e devono sempre correre da tutte le parti ovunque debbano andare. Provo a chiedergli il perchè di tutta questa fretta, ma non ottengo altra risposta che un laconico sorrisino. Poi si affronta la speciale, oggi su strada bianca, e si fanno un paio di tornanti a freno a mano, io preoccupatissimo mi tengo saldo alla maniglia. Lui mi racconta fiero di lussuose macchine distrutte in incidenti a folle velocità, una volta correva con i cavalli, era un fantino, e aveva guadagnato – e vinto – notevoli somme. Poi a suo dire si era stancato ed era tornato in Sardegna per comprarsi un camion-bar e andare a lavorare alle fiere e alle feste. Alla fine della speciale giungiamo alla fonte, dove gli sguardi severi degli uomini giunti a qui giudicano le sue imprese di regolarità. Mi vergogno un po', eppure non ho niente a che fare con tutto questo. Con la bocca impastata apostrofa il nostro arrivo annunciando che ci stiamo preparando al rally 2012! 
Gli sguardi silenziosi si voltano a proseguire il loro daffare.
Storie di Sardegna.
Prima di ripartire tocca sgridarlo perchè decide che una vecchia confezione di non so che cosa non sta più bene dentro alla sua auto discarica e deve prendere posto tra i fili d'erba di questo incantevole angolo non più incontaminato. Lungo la strada il suo inderogabile bisogno di velocità viene bruscamente interrotto dal gruppo di uomini che erano alla fonte e che avanzano troppo lentamente lungo lo sterrato. A è impaziente, inizia a inveire e sgasare rumorosamente, si avvicina e allontana, fino a che l'auto non svolta. Per fortuna dietro l'angolo c'è il bar dove voleva portarmi a bere una birretta. Entriamo, l'oste siede al tavolo con un gruppo di amici, tutti completamente ubriachi. Barcollando si alza e va dietro al banco, e ci versa una birra a testa. Lui e A si conoscono da tempi immemori, e con le lacrime agli occhi (per l'alcol, non per la commozione) racconta sbiascicando di quanto è importante per lui. Tra gli uomini sembra sia importante e fonte di grande orgoglio dimostrare apertamente il proprio onore attraverso sentimenti di solidarietà verso i propri cari e di competizioni (sempre vittoriose) verso il mondo che è inevitabilmente avversario. Altra birra scorre generosa, e niente viene chiesto per saldare il conto. Ripartiamo e nei due km che ci separano da casa compare un auto alle nostre spalle, il cui conducente dev'essere anch'egli affetto dal morbo della fretta. Come usa da queste parti si incolla alla nostra targa posteriore, attendendo il momento migliore per saettarci oltre e giungere in fretta alla sua destinazione. E A dimostra grande senso di obiettività lasciando generosamente il pedale del gas e ridacchiando cinicamente dello sfortunato dietro di noi, sbeffeggiandolo e provocandolo avanzando lentissimo.
Storie di Sardegna.
Abbandono la casa e mi vado ad infrattare su per una strada sterrata per farmi la doccia con la mia doccia solare sotto un albero nel bosco prima di andare al mercatino. In quella pace rifletto su questo folle pomeriggio. Sono stato complice, in senso lato, di molte cose che detesto, eppure in qualche modo non ero io a decidere. Però ci ero dentro. E allora ci sono sempre dentro, penso. Quando vedo un animale morto sul ciglio della strada giudico rabbioso chi lo ha ucciso, eppure anche io ho involontariamente ucciso. Quando vedo rumenta nel bosco giudico rabbioso, quando la gente guida in modo pericoloso giudico rabbioso. Ma in quella situazione ero in qualche modo distante, non ero coinvolto. Ho detto ad A che secondo me non andava bene, e basta. Senza giudizio, senza rabbia. Con questo voglio dire che la fantasia, la mente, viaggia su binari preimpostati secondo la storia che qualcuno ci ha appiccicato addosso. La realtà è un altra cosa. Molto più semplice da accettare.
Insegnamenti di Sardegna

Lunedì

È arrivato un nuovo ospite al campeggio


Si chiama Lunedì, soprannominata Gina, era in un fosso ai bordi della strada da 2 giorni che non si muoveva. Paola e Maddalena (ormai sempre più Santa Maria) l'hanno coraggiosamente sottratta al suo destino, lavata, profumata e ripulita di boh? 2 o 300 zecche che la stavano completamente dissanguando, maledette, loro sanno dove il corpo è vascolarizzato e proprio lì vanno a piazzarsi, ne aveva talmente tante intorno agli occhi da non riuscire più ad aprirli. Il potentissimo FrontLine le ha debellate tutte in meno di una notte e adesso è un fiorellino rinato.
Va a far compagnia ai gatti, che si sono già abituati a lei. Anzi, a dir la verità, dopo un primo momento di nervosismo i gatti hanno preso il sopravvento e adesso comandano loro!


enduro


In Sardegna ho riscoperto le gioie dell'enduro (endurista della domenica, visto che vado in maglietta e braghe di tela).... Non riuscendo ad andare per torrenti, troppo caldo e troppo secco, quest'anno ho portato giù il mio vecchio e poderoso TT e mi son dato all'esplorazione degli sterrati del territorio, e sono veramente fantastici.


Attenzione però ai moti di protesta dell'unione bovini che di tanto in tanto bloccano il traffico!


Altri scorci che regala questa parte dell'isola, qui sopra Cala Sinzias, Costa Rei


Qui sottoil golfo su Cagliari, sopra Quartu


Una menzione d'onore anche alle sinuosi curve della mitica Orientale Sarda, credevo che il tratto Dorgali-Tortolì fosse imbattibile, ma anche quaggiù scendendo da San Priamo verso Cagliari c'è da divertirsi parecchio.