martedì 21 febbraio 2012

Hampi


Finalmente molliamo la turistica e anche un po' banale Goa per entrare nella vera India
La colazione in un marcissimo bar di Margao ci costa 22 rupie in 3, altro che Arambol, maledetti russi
La stazione fa schifo, il treno e' un cesso, tutta l'India e' perfetta per chi ha problemi con l'igiene!
Al primo impatto con le nostre cuccette trasaliamo, poi ci si abitua, davanti a noi, prima di salire su per i Ghat occidentali, la umidissima e verde giungla costiera, scimmie brachiano sugli alberi.

Diversi amici ci hanno consigliato di venire ad  Hampi  perche' si sta rilassati e i ritmi rallentano, si ciondola in mezzo a magnifici templi, e si passeggia lungo antiche vie lastricate che corrono lungo la riva del fiume


Come panorama verdissime risaie, laghi e palme da cocco, che invitano a prendersela con indianissima calma.


Ad Hampi la gente ha abitato molti dei vecchi templi, quelli piu' piccini


Peccato che rispetto ad alcuni anni fa la situazione sia esplosa e anche qui sia giunto il turismo di massa, prima era israeliano, adesso ci sono un po' tutti, persino i famigerati russi, a cui piacciono tanto i poveri pulcini tinti che un indiano esibisce da una gabbia per procurarsi qualche moneta per il pranzo.
No, meglio affittare un motorino per fuggire verso la campagna circostante, godendoci valli idilliache, templi isolati


e conoscendo l'India rurale ed agricola, lontana, povera ed isolata.

Ma vera, genuina, con tutte, ma veramente tutte le persone che ti guardano, ti sorridono, e ti chiedono da dove vieni, gli indiani vanno matti per le foto e, curiosi, fissano la tua strana pelle bianca.


Qui dei bimbi tutti contenti della moneta da un euro che gli avevo appena regalato


I bimbi non appena capiscono che sei un mezzo marziano urlano, ridono e si mettono a correrti dietro a perdifiato pregandoti di fotografare le loro mirabolanti imprese


Gli indiani ci sballano tantissimo a farsi fotografare, e' un continuo chiedere di essere ritratti, anche se poi non avranno mai modo di ricevere questa foto...
Le donne ridono e si prendono in giro mentre lavano i panni in riva ai canali di irrigazione

Al pomeriggio quando il caldo si fa intollerabile saliamo alla diga, dove c'e' un grande invaso artificiale che alimenta le risaie di tutta la zona. Riposiamo e facciamo un bagno, l'acqua non e' il massimo, e la spazzatura sempre ci accompagna ovunque noi siamo, il rapporto che gli indiani hanno con i rifiuti e' piuttosto curioso, arriva uno e si mette a lavare la moto nel lago le cui acque alimenteranno le piante di riso che lui si mangera'... sono fatti cosi' e cosi' riducono la loro terra


Attraversiamo paesini, alcuni rurali e bilanciati, altri un po' piu' grandi, e gia' sommersi nella melma, da uno in particolare fuggiamo, poverta' estrema, miseria, spazzatura, canali di scolo che contengono melma nera in cui annaspano cani affamati, canali che passano proprio davanti alle case e ai negozi, eppure nessuno si scompone piu' di tanto, ma come cazzo fanno a vivere cosi'? Non riusciamo a capire, eppure un sottile senso di inquietudine ci attraversa, ma perche' la miseria fa cosi' paura?


Noi ciondoliamo cosi', da un villaggio all'altro, da un tempietto all'altro. Gli Hindu non hanno bisogno di alcuna dottrina e neppure di un posto consacrato ufficialmente da un qualche cardinale o himan, per cui ogni luogo e' buono per pregare Shiva, con tutte le contaminazioni che fanno al caso in quel momento. Per me hanno gia' guadagnato cento punti rispetto ad altri invasati di nostra conoscenza


Attenzione alle scimmie che leste leste rubano tutto cio' che puo' essere interessante.


E a proposito di scimmie una sera raggiungiamo una localita' idilliaca verso il tramonto e le osserviamo mentre passeggiano in mezzo alle risaie


per poi fermarsi ad ammirare il panorama su questi magnifici graniti tondeggianti che disegnano il panorama circostante in perfetto stile gallurese


Apro lo zaino per prendere una banana e le timide scimmie saettano da lontano per piombarmi davanti in un secondo, preso dal panico getto lontano la banana, ma loro restano li, speranzose....

E io che credevo fossero timide timide....


Dopo un po' si stufano e tornano ad ammirare questo splendido tramonto, e noi insieme a loro


domenica 19 febbraio 2012

Arambol, Goa, India

Arambol
La spiaggia dei frichettoni, dei perditempo, di chi viene a svernare lontano dal freddo occidentale...
Non solo dal freddo climatico.
Anche dal freddo che la nostra societa' impone agli sguardi, alle parole, ai gesti che ci scambiam.
Per uno che non tollera piu' i ritmi imposti dall'economia.
Per uno che di indole non ha voglia di far niente questo posto e' un paradiso.
Per un disoccupato conviene stare 4 mesi qui, piuttosto che pagare le salate bollette del gas a casa sua.

Da qualche tempo poi c'e' stata l'invasione di "spiritual bullshit" come direbbe qualcuno, e le spiagge si riempiono di ogni tipo di svitati che applicano rigorosi i dettami della propria religione o filosofia o spiritualita' che dir si voglia, alcuni sinceri, altri meno.

All'alba ci sono i pescatori che arrivano con i loro carichi di pescetti, a volte, se sono troppo pochi uomini, li aiutiamo a riportare la barca verso la spiaggia



Di giorno gli indiani si allenano al loro sport preferito, il cricket, vanno proprio fuori per sta cazzata (sempre meno di noialtri italiani per il calcio, credo)

Al pomeriggio giocolieri di tutto il mondo si ritrovano per confrontare le loro supertecniche, disegnando il panorama di bizzarre figure contorsioniste

Al tramonto passeggiare sulla spiaggia e' un tripudio di colori, di razze, di fantasia

Quando sta per fare buio si esibiscono i suonatori di bonghi e tutti gli sballoni frichettoni sono qui a danzare in onore dell'eterno attimo presente


Ad Arambol c'e' ancora una situazione di mercatino, di capanne sul mare, di ristorantini sulla spiaggia
Il cemento selvaggio non e' ancora arrivato, e speriamo non arrivi mai.
Ma gli indiani se ne fregano dell'ambiente, non esiste alcun sistema di raccolta dei rifiuti e tutta la rumenta viene bruciata ogni sera dietro le dune, nell'aria un dolce profumo di diossina, con buona pace degli ambientalisti europei che non sanno dove buttare la carta delle loro caramelle quando ne hanno mangiata una

Un giorno di questi mi fa un male cane la cistifellea, cammino piegato e non riesco a respirare bene
So bene che si tratta di rabbia repressa, ma decido di farmi vedere dal medico Ayurvedico
Senza dirgli nulla, mi fa sedere, mi tasta il polso, mi guarda le unghie e la diagnosi e' perfetta, problemi di digestione e male alla cistifellea!
Mi prepara un intruglio di polveri dal sapore terribile da prendere per un mese


Ogni luogo nel mondo ha il suo virus turistico
A Goa sono i russi, i nuovi ricchi, maledetti, per colpa loro costa tutto carissimo
A loro piace cosi', piu' spendono e piu' sono contenti, e gli indiani ci vanno a nozze
Ad Arpora il sabato c'e' il Saturday Night Market, bellissimo, roba di artigianato di vera qualita' e prezzi fatti apposta per gli occidentali
Bancarelle gestite da indiani, ma anche da artigiani e commercianti di tutto il mondo
Commercianti occidentali...
Mica scemi, fanno fare la roba in Indonesia, vengono a vivere in India e vendono a prezzi russi....
geniali!
Altro che bancarelle in Sardegna, il futuro e' qui cari mercatari...

Le giornate scorrono lente tra insalate di frutta, onde potenti,venticello fresco e riposi all'ombra dei ciringuiti sulla spiaggia, osservando falchi e aquile che volano nel cielo, sfiorando le alte punte delle palme da cocco, sentendo rilassante musica etnica indiana....
ma chi ce n'ha piu' voglia di andare a lavorare, andare a litigare in posta, a far la coda nel traffico, a sentire il telegiornale?

Il mio cuore e' il sole

Non e' facile raccontare con parole comprensibili alla mente
E' stato un momento magico in cui tutto si e' fermato
Un momento dilatato, lungo tre settimane, in cui ho ceduto il passo alla verita'
In cui Io ha smesso di combattere una lunga guerra per cercare incessantemente di determinare il mondo con regole ed equazioni tutte sue
Si e' arreso e ha smesso di avere paura
E' caduta la visione del mondo limitata dai giudizi
I giudizi incorniciano tutto cio' che ci circonda, e' come vedere il mondo dal buco della serratura
Tutti i pregiudizi e tutti i giudizi, tutte le opinioni e tutte le convinzioni, e soprattutto tutti i condizionamenti
Come possiamo credere che anche solo una delle idee in cui crediamo sia quella giusta?
Come possiamo pensare di essere cosi' presuntuosi da poter decidere delle nostre vite?
Come possiamo essere cosi' ingenui da credere che esista veramente il libero arbitrio?
Sprechiamo quasi tutte le nostre energie rincorrendo idee di noi e del mondo che non esistono
Non esiste nulla intorno a noi
Nulla...
Esistiamo solo in quanto veicolo e manifestazione di qualcosa di incomprensibile alla ragione
A noi il compito se scegliere di farne parte, di tornare a essere una gocciolina nell'oceano, o di continuare ad arrancare dietro a ridicole credenze pensando di poter sconfiggere la correnteche viene contro al nostro Ego
Basta mettersi da parte, rinunciando all'idea (all'idea!) che si debba fare o seguire qualcosa perche' si arrivi da qualche parte
Si e' aperta una finestra talmente grande da non poter essere trattenuta dalla parola
Non esistono definizioni per l'indubitabile
Non potro' mai dimenticare gli infuocati tramonti passati sulle spiagge di Arambol
Il mio cuore e' il sole
... e' veramente il sole

lunedì 14 novembre 2011

Canyoning Ecrins

Ogni anno, da quando mi sono buttato nel meraviglioso mondo delle bancarelle, puntuale arriva l'estate e puntuale mi lamento che non posso andare per forre.
Ma quest'anno, a settembre, mi sono regalato quattro discese fantastiche nel Parco Nazionale dell'Ecrins che è un posto veramente bello e nemmeno troppo lontano.
Basta percorrere la – tristemente – nota, ma – "esaltantemente" – tenace – Val di Susa, e scavalcare il confine, poco oltre Briancon si trova già il parco, con tutte le sue meravigliose vallate che custodiscono gelose i loro potenti canyon. Sono percorsi alpini e severi, l'acqua è fredda e abbondante, e scava stretti meandri e profonde marmitte che creano pericolose turbolenze. Già queste caratteristiche alimentano in te uno stato piuttosto timoroso quando ti avvicini ai canyon. Attraversi profonde valli, intorno a te altissime e imponenti montagne ritardano la comparsa del primo timido sole mattutino, del cui calore la tua pelle ha tanto bisogno.

Alla Meije erano le 7 di mattino, la notte la temperatura era scesa abbondantemente sotto lo zero facendoci tremare dentro ai sacchi a pelo, e cambiarsi e iniziare la salita non è stato divertente. Per fortuna Marie ci ha portato un poco di tepore offrendoci una tazza di caldo caffè, ma occorreva far presto perchè nel pomeriggio il sole sale ed inizia ad infastidire il grande ghiacciaio che sta lì, appeso sopra alle nostre teste, e questo reagisce rovesciando un bel po' di mila litri in più dentro la strettissima forra sottostante. 


Essere lì a gustarsi il momento non dev'essere piacevole. 
Far presto serviva anche a tenere la temperatura del corpo almeno un grado sopra il minimo indispensabile per non dover cedere le armi al congelamento dei globuli rossi. La temperatura dell'acqua è di poco sopra la fusione. La prima parte scivola via veloce, siamo in 6 e piuttosto lesti, anche perchè gli armi sono talmente speditivi da costringere l'andatura del gruppo ad adeguarsi. 


Poco più di un ora e Lionel ci presenta la seconda parte della forra con un laconico “ora il tempo per scherzare è finito”. Questo contribuisce a far crescere quel sottile senso di inquietudine misto eccitazione che è il propulsore principale che ti spinge giù per questi meandri. L'emozione si prende tutto lo spazio quando l'acqua di infila in un tubo che si fa strettissimo, quasi una grotta verticale, acquistando potenza e velocità. 

 
La luce si affievolisce fino quasi a scomparire, sono io sull'armo e vedo tutti i compagni sparire dentro quel buco da cui non si sente null'altro che rombante frastuono. Quando tocca a me smonto tutto e scendo bombardato da un tubo di elettroni che ballano allegri un trasgressivo triangolo sopra la mia testa. Non è piacevole, ma guardarmi intorno quando metto i piedi sopra la ghiaia e scoprire i disegni che l'acqua ha creato mi meraviglia ancora una volta. 


Non c'è tempo di abbandonarsi alla contemplazione, siamo ormai dentro la lunga sequenza finale che ti porterà alla fine da una vasca all'altra senza respiro. Ma la prima calata resta uno dei passaggi più tosti mai affrontati. L'acqua scende giù per uno scivolo che cambia angolazione fino a diventare orizzontale con una forza tale da aver bucato un diaframma di roccia. 


Passare da lì è stata un impresa! Ancora cascate, ancora marmitte rotanti, il passaggio della famosa lavatrice opportunamente affrontata non desta particolari problemi. Ma dentro queste pozze senti la potenza dell'acqua che tira le tue gambe verso il basso. 
Brividi lungo la schiena. 
Il tempo per scherzare è davvero finito.


Non è mai iniziato all'Oules de Diable, dove si viene accolti da un sinistro cartello che invita i visitatori alla prudenza a causa delle numerose vite che il torrente si è portato via in passato. 


Al senso di inquietudine misto eccitazione si aggiunge una malcelata preoccupazione, ma il livello della squadra e la tranquillità dei nostri amici francesi invita alla calma. Che tornerà timida a rendere fluida e divertente una discesa sì impegnativa e con passaggi decisamente pericolosi, ma mai tali da destare eccessivo timore. 


La portata è potente e i rulli spingono, tanto che il nostro sempiterno Guido ne farà le spese tra l'ilarità generale. Scopro sempre più che i torrenti acquatici sono quelli che preferisco perchè ne esce una tale quantità d'adrenalina da lasciarti infine esanime. 


Mi esalta giocare con l'acqua che tira, mi carica affrontare le calate sotto la spinta potente di un tubo d'acqua che ti picchia in testa, mi eccita trasformarmi in una molecola d'acqua e scivolare veloce lungo un toboga frullante.



Allo Chichin siamo stati fortunati, forra esposta a sud baciata da un bel sole caldo. 


Lo Chichin cì è servito da antipasto per scaldarci in vista del mostro che stava di fronte che avremmo affrontato il giorno seguente. Discesa rilassante interrotta solo dal rombo di un elicottero sceso in forra davanti a noi alla ricerca di uno sfortunato ragazzino che si era rotto una gamba più a monte.


Più contemplativa, ma non meno estetica delle altre, un meraviglioso geyser anche qui, che decolla da un balcone architettonicamente perfetto. 


Un momento che amo del torrentismo è quando sei appena sceso da una meravigliosa calata come questa e ti sdrai per terra ad ammirare quel che la natura è stata capace di creare. Osservi le rocce modellate dall'acqua e sorridendo ti lasci accarezzare dalla brezza di aerosol che scende delicata sulla tua pelle.


Ma il non plus ultra dell'engagment, del divertimento e della forza lo troveremo dentro il celebre Les Oules de Freissinieres che è per me una delle più belle discese con cui mi sono confrontato. 


Al sottile senso di inquietudine misto eccitazione cui si aggiunge una malcelata preoccupazione devo inserire anche una domanda che torna puntuale quando si stanno andando ad affrontare percorsi famosi per la loro difficoltà. Sarò all'altezza? Leggo la guida che dice che questa discesa va affrontata con umiltà e rispetto. E si capisce già da come si presenta...


In macchina osservo le cime delle montagne intorno a me, è mattino e, manco a dirlo, fa freddo. La giornata è stupenda, ma il sole non lo vedremo mai dentro la forra. Les Oules, le marmitte in antica lingua occitana, si presenta subito con un paio di tobogoni potenti che ti proiettano in marmittoni, appunto, ribollenti e roteanti.... e occhio ai rulli che spingono di brutto con buona pace dei timidini che non riescono a diventare amici della corrente. 


Fred è l'ultimo a scendere e rimane imprigionato in una morta, dopo qualche inutile tentativo di inserirsi nella corrente giusta gli lanciamo la corda e lo tiriamo fuori.


Ad una prima parte inforrata e piuttosto orizzontale, praticamente tutte sequenze saltini-marmitte ribollenti se ne apre una seconda davvero incredibile. Giungi sull'ultimo laghetto e davanti a te scompare letteralmente la forra. Scompare! Guardi avanti e sembra che un unghia geologica abbia strappato via la terra e le montagne con tutti quanti gli alberi lasciandoti un balcone strapiombante e sotto di te il nulla. 


Davanti km di panoramiche vallate, ma dov'è l'acqua? L'acqua si infila in un tubone verticalissimo che scende insinuandosi serpentineo tra le rocce e acquistando sempre più velocità passa da una supercascata ad una supermarmitta dopo l'altra. 


Cascata-marmitta, cascata-marmitta. Spettacolo. I miei pori sono grandi come monete! Un diluvio di serotonina annega il mio cervello. Mi slego su un piccolo spiazzo che ospita uno stoicissimo pino e mi lancio nel vuoto, sotto di me un enorme lago pensile. 


Ad attendermi, rassicurante, Alessandro che mi indica dove aggrapparmi. La corrente è forte e quando esci dal laghetto devi fare attenzione a che non ti trascini giù nel prossimo salto. Ora sono sulla sosta, ma non vedo l'uscita, dove finisce l'acqua? Poco oltre la vedi, anzi, la senti che potentissima sibila da un angusto anfratto disegnando una spettacolare cascata orizzontale che si schianta dirompente contro la parete rocciosa di fronte. 


Armo la calata e il gruppo inizia a scendere. Un piccolo contrattempo quando uno dei due gendarmi che ci accompagnavano (la gendarmerie manda ciclicamente alcuni del soccorso a fare pratica in forra) decide di sganciare le due longe dall'armo con entrambe le mani, dimenticandosi della corda di calata! Vaglielo a spiegare all'aspirante suicida in uniforme che no! Parbleu! Non si fa! Ma lui niente, insiste con i suoi insani propositi. Per fortuna alla fine interviene Christelle che gli spiega con le giuste parole il da farsi. Sono l'ultimo a scendere, arrivo sulla sosta dove mi attende Georgie, recupero la corda e scendo giu per il famoso Geyser.


Una delle calate più esaltanti della mia vita! E che bello quando condividi queste sensazioni con i tuoi compagni di avventura che sono sempre insieme a te in questi luoghi.
E quindi grazie a Guido e Alessandro che mi permettono di vivere queste grandi avventure.
E grazie a tutti coloro che, più esperti di me, mi insegnano sempre qualcosa di nuovo ogni volta che vado, in particolare mi sento di ringraziare Skeno, che di uscite toste ne ha organizzate diverse e i cui consigli si sono rivelati spesso preziosi.
E grazie a Giorgio e Giorgia per avermi fatto usare le loro belle fotografie.
Posto anche questo bel video della Mejie e dell'Oules de Diable realizzato da Giorgio.

lunedì 12 settembre 2011

Storie di un popolo pazzerellone




Si può dire tutto sulla Sardegna, ma non ci si può non trovare d'accordo sull'estremismo dei propri abitanti, qui gli opposti che trasmettono i sardi agli stranieri che visitano la loro terra sono così marcati e distanti da lasciare attoniti. In Barbagia balente è un personaggio valoroso, dotato di forza, coraggio e onore, che si è guadagnato il rispetto dei compaesani. Nel resto della Sardegna i balentes sono dei bifolchi ignoranti, permalosi e violenti, che durante le feste scendono dalle montagne per ubriacarsi, rubare e possibilmente menare anche le mani. Questa dicotomia poteva essere vera in passato, oggi i delitti e le violenze sono così spesso gratuite o prive di connotazioni morali da non poter più essere giustificati come necessari, nemmeno all'interno della Barbagia.
Ma l'esempio è interessante per capire quanto siano diversi i contesti socioculturali in cui crescono persone e popoli che vivono distanti a volte anche pochi km. Questa potrebbe essere un ovvietà applicabile ad ogni angolo del mondo, un ligure cresciuto al mare è differente di uno cresciuto sui monti, e differenti sono tra loro anche le donne e gli uomini cresciuti nei vicini paesi degli appennini, ma qui in Sardegna le differenze sono molto più sanguigne e passionali, e impressionano, nel bene come nel male.

Generosità

Salendo per i sentieri del parco del bosco dei sette fratelli ci rendiamo conto di non aver portato nulla da bere né da mangiare. Ci avviciniamo ad un capanno che usano i forestali e dentro alcuni operai hanno appena finito il loro pranzo al sacco. Domandiamo se c'è un punto di ristoro nel parco, e loro guardandoci perplessi ci rispondono che no, non esiste nulla del genere. Salutiamo e ci allontaniamo, pochi metri e uno degli operai ci richiama al capanno. Entriamo ed ognuno di loro aveva rimesso ciò che restava del proprio pranzo a disposizione sul tavolo, formaggio, salame, pane e vino. Accompagnato da sorrisi e domande curiose.

Anarchia

Alcuni mercatari hanno provato anni addietro a partecipare alle sagre e le feste che animano i lontani paesi dell'entroterra sardo, venendo sempre in conflitto con i balentes. Ad un amica, un giovane ha prelevato tutte le collane che erano sul banco distribuendole agli amici, in un altra occasione un altro ometto le ha sottratto il piatto con il cibo appena preparato per il figlio di un anno mangiandoselo tutto; ad una coppia hanno pure sottratto parte della merce, fino a che sono stati convinti a scappare perchè se fossero rimasti avrebbero sottratto loro anche l'incasso; andandosene hanno visto la gente entrare in un bar a cavallo per farsi servire da bere.

Vendetta

Un gruppo di giovani locali si aggira al mercatino di Orosei, sono ubriachi e molesti, un bancarellaro infastidito li riprende e nasce un alterco. Al mercataro verrà incendiato il camper con tutta la merce dentro.

Ospitalità

Io e Paola in vacanza in Barbagia tentiamo di infrattarci con la tenda su un lontano altipiano e veniamo visti da un pastore. Mi avvicino a lui e chiedo se non ci siano problemi a mettere la tenda, lui mi dice che non c'è nessun problema, anzi di andare dietro la collina nel suo giardino, dove sta costruendo un piccolo agriturismo. Il giorno seguente ci avrebbe portato anche il caffè.

Invidia

Entriamo in un nuovo mercatino che si tiene una volta alla settimana in un villaggio turistico vicino Muravera, intorno a noi solo bancarelle di gente del posto. L'aria non è affatto amichevole, nessuno saluta, una donna si gira sprezzante dall'altro lato, iniziano commenti ad alta voce che rimarcano il fatto che cani e porci (ossia gente non proveniente dalla Sardegna) hanno ormai accesso al mercatino. Il giorno seguente il gruppetto si reca dal direttore protestando vibratamente la presenza dei continentali e chiedendone l'espulsione immediata. Il direttore li invita gentilmente a togliersi dai piedi.

Curiosità

Paola in vacanza ad Orgosolo, cammina per la città ammirando con alcuni amici i famosi murales. Da una finestra si affaccia un anziana signora del posto che scambia due chiacchiere con loro. Poco dopo scende in strada scalza e invita tutti a bere qualcosa in casa sua. Succo di frutta (caldo) alle donne e birra (calda) agli uomini, continuando amabilmente a conversare. Tutto rigorosamente in stretto (e incomprensibile) nuorese.

Ecologia

Dietro Villasimius c'è una bella pineta dove i turisti vanno a rinfrescarsi dalla calura. Ci sono anche alcune fontanelle che danno acqua generose. Il posto è frequentato prevalentemente da cagliaritani, ovunque lasciano rifiuti e sacchetti, quando vanno a prelevare l'acqua aprono tutti i rubinetti e quando se ne vanno li lasciano scorrere, e se ti avvicini a dirgli di chiuderli ti guardano in malo modo e ti invitano a farti i cazzi tuoi. Le stesse scene di sporcizia le trovi in paradisi come Punta Molentis o Cala Pira, dove i bassi cespugli di Ginepro che coronano le bianche dune di sabbia diventano discariche e latrine. La loro acqua e la loro terra....

Accoglienza

Giungiamo a Seui, simpatica cittadina di montagna sperduta nel centro della Sardegna. Chiediamo ad un uomo dove si possa trovare un posto da dormire. Ci invita a parcheggiare, chiama un paio di amiche per consultarsi, inizia a telefonare con il proprio telefono, fino a che non ci trova un B&B a pochi metri di distanza. Dopo esserci sistemati ci aggiriamo per il paese alla ricerca di un bar, nel primo che troviamo un cliente sta per sposarsi e ci offre da bere un paio di giri, nel secondo un altro cliente scoprendo che siamo di Genova e avendo lui lì lavorato anni addietro ci offre altri giri.

Aggressività

Il 9 di Agosto di ogni anno si tiene il Carnevale di Muravera, in cui sfilano numerosi i Mammutones mascherati. C'è moltissima gente e ovviamente ci sono anche le bancarelle. Pare che non ci siano posti assegnati ufficialmente e allora bisogna recarsi sul posto di buon'ora per cercare di guadagnare una buona posizione. Ne troviamo una che ci pare interessante, e aspettiamo. Tempo un oretta e arriva un camion con alcune persone del posto che scendono minacciose e ci invitano ad andarcene perchè quel posto è loro, noi veniamo di fuori, qui le regole sono così e se non ci vanno bene ce le insegnano con le mani.

Pressapochismo

Lungo una strada provinciale del Sarrabus esiste un tratto piuttosto vecchio e sconnesso, cartelli stradali avvisano del problema, uno invita a ridurre la velocità a 30km/h, un altro segnala le cunette, sotto c'è scritta una frase che dice 'sagoma deformata'. Si tratta di un rettilineo piuttosto lungo dove si viaggia normalmente sopra i 100Km/h. Dopo alcune settimane viene rifatto il manto stradale. Trascorre un anno, i cartelli sono ancora lì, anzi ne hanno aggiunto uno, quello che segnala che stanno ridipingendo le linee della carreggiata, di cui ovviamente non si vede l'ombra.
Mi domando cosa potrebbe succedere se gli automobilisti rispettassero la segnaletica stradale....

Sanità1

Paola ha un incidente in moto e si reca all'ospedale di Olbia per farsi curare. Ha un forte dolore al piede e diverse ferite, dopo diverse ore trascorse in corsia le cuciono le ferite, la medicano, e la dimettono. Lei chiede di poter fare una lastra che pensa di avere il dito rotto, loro si rifiutano apostrofandola come “una che porta in giro l'epatite” (visto che lavora alle bancarelle).
Visto che è stata dimessa deve fare la pratica da sola, non riesce a camminare, è costretta a prendersi una sedia a rotelle in corsia, a recarsi a pagare il ticket per una visita radiologica che accerta la rottura dell'alluce.

Sanità2

L'ultimo giorno dell'anno mi rompo un dito nelle montagne di Lanaitto. All'ospedale di Nuoro mi fanno la lastra che accerta la frattura dell'ultima falange con lesione al tendine. Il dito deve essere ricomposto chirurgicamente per tornare diritto. Mi chiedono che lavoro faccio, e visto che non faccio il pianista non vale la pena operare e posso tenermelo storto.

Sanità3

Paola si sveglia con un gran mal di pancia, la porto all'ospedale di Muravera, le fanno l'ecografia interna all'addome, il medico sgrana gli occhi, non capisce, chiama un collega, c'è una grande palla nera, entrambi discutono al che uno dei due chiede “Signora la sua vescica è enorme, ma c'è andata in bagno stamattina?”

Sanità4

Visto che a Muravera non capiscono ci consigliano di portarla a Cagliari. Andiamo là e certificano immediatamente la presenza di una brutta ciste alle ovaie, bisogna operare. Passa una notte, la mattina seguente la preparano e la stanno per portare in sala operatoria senza averla informata che potrebbe esserci la possibilità di dover rimuovere tutto l'apparato riproduttivo, e senza averle eseguito la diagnostica anestetica e senza nemmeno averle fatto firmare il consenso informato!
Per la cronaca l'ospedale è l'Is Marrionis, reparto Ginecologia, e il medico si chiama Delirio.
Un nome, un programma...

Sanità5

Paola dopo l'intervento sono 3 giorni che non va di corpo, si alza a malapena, chiama le infermiere per chiedere un clistere, loro glielo portano e lo posano sul comodino, lei chiede se glielo possono fare e loro le rispondono acide che se lo può fare anche da sola. Il clistere glielo farà un anziana signora, vicina di letto.

Avidità

Siamo a Loiri, un paesino dietro Olbia, cerchiamo casa per l'estate. Chiediamo in giro, ci dicono di rivolgerci a due anziane che abitano una palazzina nei dintorni. Bussiamo e saliamo in casa, due vecchiette vecchissime ci mostrano la casa, ci fanno accomodare, iniziano i convenevoli, poi si passa al sodo “quanto costa la casa?”.... loro rispondono “quanto offrite?”, siamo un po' in imbarazzo, mentre riflettiamo iniziano a raccontarci la storia della nipote morta da poco di una brutta malattia, l'aria si fa pesante, iniziano le lacrime e le preghiere, ci mostrano la foto di questa giovane donna..... Improvvisamente lo sguardo cambia e si fa minaccioso, su dai offrite di più, voi che lavorate giù in costa, voi li avete i soldi, per due povere vecchiette, poi torna lo sguardo languido e supplichevole, colmo di malinconia e tristezza per il lutto. Questo giochino di alternanze va avanti un bel po', finchè noi diciamo “va bene, ci pensiamo su e vi diamo una risposta”, ma loro no! Non vi potete alzare da questo tavolo fino a che non ci darete una risposta certa! Un senso di disagio inizia ad insinuarsi, siamo prigionieri, aiuto, come faremo ad uscire da questa trappola? Alla fine siamo costretti ad una bieca scusa per sfuggire alla mortale presa delle due terribili vecchiette di Loiri!

Sciovinismo

Gli esempi sulla presunta superiorità in qualsiasi campo della Sardegna sul resto del mondo si sprecano. Uno dei migliori che ci è capitato di sentire: ci fermiamo a Nuoro a fare gasolio, presso un distributore che pratica prezzi molto convenienti. - Ma qui da lei i prezzi sono ottimi! - Certo.... ma voi non siete di qua! - No, siamo di Genova. - Ah! Beh, senza offesa, ma qui da noi il gasolio è un'altra cosa!

lunedì 5 settembre 2011

PISQ - Disastro locale, vergogna globale

Nel mio esaltato peregrinare endurista per valli e monti del Sarrabus scopro percorsi che dire spettacolari è sminuirli.


Peregrina, peregrina e prima o poi la faccia ce la dovevo sbattere contro. E certo la zona è talmente bella che non potevo starci lontano, ma sapevo dove stavo andando.


Il famigerato Poligono militare, quell'abominio messo lì a confondere le menti e distruggere i corpi in cambio di montagne di soldi (per pochi).


Mi addentro per un paio di km, vedo capre e mucche gironzolare per i pascoli avvelenati. ma non vado molto oltre, è vietato stare qui e soprattutto è vietato fare foto, cosa che sto allegramente facendo, e di farmi beccare non ne ho la minima voglia.


Torno indietro e ridiscendo per le vecchie miniere di Baccu Locci. Mi fermo al baretto di Quirra pensando ingenuamente che raccoglierò informazioni utili per parlare con qualche pastore. Attacco a chiacchierare con la signora del bar, e le domando come sta andando la faccenda. Mi risponde per fortuna non è ancora andato via nessuno, né militari e neppure pastori, al che le domando, ma scusi e i casi di leucemia? E il sequestro della base? Come un mantra mi ripete “fino a che non escono i risultati delle analisi non si può condannare nessuno”, infine domando se posso avere il contatto di qualche referente locale che difende la causa dei pastori visto che sono interessato a raccontare la storia. “non le darò nessun contatto, siamo stanchi di essere presi di mira, ci hanno già danneggiato abbastanza!” mi dice gentilmente, le rispondo "ma perchè? Vi hanno molestato?"
A quel punto entrano due militari e alcuni in borghese, suppongo dipendenti della Vitrosil, una ditta che si occupa della manutenzione degli impianti radar e delle apparecchiature elettroniche della base che sta proprio li vicino a pochi metri dal bar. La signora è molto in confidenza con loro, la nostra chiacchierata finisce lì, bevo la mia bibita ed esco. Rifletto, e capisco la mia ingenuità nel pensare che potevo trovare nel bar una sorta di avamposto nella lotta a favore dei pastori contro il poligono. Non capivo a cosa si riferisse la signora quando utilizzava il plurale “ci hanno danneggiato”... “Ci” chi? Ovviamente era riferito a quel sistema economico cresciuto intorno alla base militare, “ci” è l'attività commerciale del bar, i militari che bevono il caffè, la confidenza con loro, la Vitrosil, il lavoro, l'indotto.
E così capisco di essermi infilato nella tana del lupo, e penso, ma come è possibile attaccarsi con le unghie e con i denti alla propria piccola miserabile sicurezza – il caffè e il cappuccino – quando tutto intorno è un diluvio di plutonio? Non lo vedo e non ci credo.... 


Siamo alle comiche quando si viene a sapere che pure chi guadagna immense fortune a causare disastri naturali muore per gli stessi veleni sparsi a causa del proprio cinismo.
Mi capita sottomano un articolo de “La voce del Sarrabus”, giornaletto locale che racconta dell'ultima grande manifestazione dei pastori di fine luglio. I pastori sono disperati, il magistrato, vista la pesante situazione ambientale, ha deciso di sgomberare tutta la zona, e questa gente non ha nessuna alternativa alle proprie bestie e i propri ovili. La Coldiretti che tuona contro la politica difendendo i pastori e invitandoli a stare dove stanno. E sento subito puzza. Forze politiche spingono per far si che si crei una sinergia militari-pastori, amici e pacifici conviventi da tanti anni, urlando contro lo scandaloso sgombero dei loro ovili e del loro bestiame. Da notare che il magistrato manda via i pastori, ma permette ai militari di continuare le loro sporche attività.


Insomma, stanno strumentalizzando i pastori affinchè si crei un'opinione pubblica a favore del loro lavoro, che ha come logica conseguenza il mantenimento dello status quo.
Quindi al momento la base è sotto sequestro, le attività militari però possono andare avanti, i pastori devono lasciare l'area perchè altamente inquinata, non possono commerciare i prodotti dei loro animali, tutti potenzialmente malati, che però ad oggi ancora pascolano liberamente veleni e erbe tossiche.


Nel frattempo si prende tempo dicendo che le analisi devono essere completate ed approfondite, come se dieci anni di analisi eseguite dai più svariati istituti non fossero ancora sufficienti.


Quello che c'è da dire è stato detto, non mi sento di aggiungere molto di più. In rete si trova tutto il necessario per farsi un idea. Per documentarsi o rileggersi tutta la storia consiglio il blog Atobiu, scritto da un gruppo indipendente autoformatosi in seguito alle tarantelle createsi dopo il sequestro del poligono, scritto finalmente senza tanti peli sulla lingua, in modo obiettivo e sincero, dalla parte di chi se lo prende nel culo per l'ennesima volta. Vi sono tutti i riferimenti e i link alla stampa, alle commissioni e ai servizi televisivi realizzati sull'argomento.
In particolare leggere la pagina scritta sulla partecipazione di luglio alle manifestazioni dei pastori contro la decisione di sgombero della magistratura, in cui si riassume un po' di storia sui tanti teatrini cui si è dovuto assistere in questi anni.


e per approfondire sulle ultime decisioni della magistratura


Leggete e, se volete, diffondete